Marcello Martini (1889-1964) tra i grandi pittori del novecento italiano

A cura di Lucia Ferretti

Marcello Martini – Concubina del 1945

Marcello Martini era un artista solitario, non comune, inedito. Per quanto amato in vita come artista, con l’arrivo della Grande Guerra e nei decenni successivi fino ad oggi, fu dimenticato: il suo gusto risultava, già allora, eccessivamente classico davanti allo scoppiare dei movimenti avanguardisti (Futurismo, Dadaismo, Surealismo) e alla novità estetica, simbolica e di concetto dei loro linguaggi. Martini fu quindi archiviato, dimenticato, perché “non poteva e non può stare nello stesso calderone degli Impressionisti. Solo Ghertrud Stein (1874-1946, scrittrice e poetessa americana che visse in Europa, perdipù a Parigi, e fu appassionata d’arte, n.d.r.) continuò a considerarlo, dicendo che ‘sarà ritenuto un eccellente pittore del secolo scorso’.

La modernità di Marcello Martini sta nella potenza e la forza delle sue immagini, potenza ancor più sottolineata dal fatto che apparentemente il suo tratto è, appunto, a legato ai classici: oltre ai quadri a figura intera delle nobildonne, anche nei paesaggi naturali o nelle ambientazioni cittadine che il pittore rappresenta c’è un’energia, una potenza espressiva alquanto rara. A differenza degli artisti d’avanguardia, provocatori nel loro spezzare l’immagine o renderla surreale, Martini è chiaro nella descrizione dei soggetti che ritrae.